8. La scuola, il nostro futuro

Le attuali e profonde modificazioni della nostra società, seppure ricche di prospettive positive, stanno allo stesso tempo determinando scompensi, nuove povertà, caduta di valori, e riducono i margini di certezza dell’intero tessuto sociale, caratterizzato da frammentazioni, maggiori contrasti e indebolimento della visione solidale.

In questo quadro sono i giovani e i giovanissimi a risentire fortemente di una situazione che trova le istituzioni e gli adulti spesso in ritardo ed impreparati nel comprendere i bisogni e nell’indicare percorsi certi per le loro prospettive di vita.

A ciò si aggiunge la profonda e preoccupante crisi che investe l’istituto famiglia e che accresce le complessità del momento, con il rischio di aumentare le problematicità dei percorsi di crescita e formazione dei ragazzi.

Il nodo che si intende evidenziare riguarda lo scenario degli interventi, rivolti ai bambini e ai giovani, in termini di politiche di servizio, oggi prevalentemente rivolte ai servizi nido e scuole per l’infanzia ed alle tradizionali categorie problematiche (minori abbandonati, affido, handicap, gruppi appartamento, ecc.) ma parziali a fronte della crescita esponenziale delle tante forme di disagio giovanile, avvertite tanto nelle alte percentuali di insuccesso scolastico, quanto in comportamenti a volte asociali, autoreferenti e deresponsabilizzati, caratterizzati dalla sottovalutazione del rapporto diritti-doveri del cittadino.

A ciò si aggiunga una sorta di sottovalutazione, sia a livello nazionale che locale, della crescita esponenziale del numero di minori che si approcciano all’alcol, alle droghe, ecc.

Occorre potenziare l’aiuto alle famiglie, anche in termini di rinforzo delle capacità genitoriali. All’interno di tale quadro problematico, la scuola da una parte sente il peso di un carico eccessivo di aspettative, in uno scenario di deleghe educative sempre più estese e pressanti ed allo stesso tempo vive le difficoltà dell’isolamento e della scarsa valorizzazione del proprio lavoro, difficoltà causate anche dalle nuove modalità di comunicazione utilizzate dai giovani, con il rischio di una non corretta interazione sociale e di un rapporto tra loro stessi ed anche con gli adulti basato sull’amicizia virtuale, falsando così la concretezza del rapporto interpersonale, come è dimostrato da recenti ricerche scientifiche.

Occorre formulare un nuovo patto di corresponsabilità educativa, all’interno del quale la scuola e la famiglia possano contare sul contributo di interpreti attivi, quali, in particolare, Comune, Città Metropolitana, la Regione, ed anche le Associazioni e le realtà economiche del territorio, realizzando un sistema virtuoso di sussidiarietà oggi sempre più strategico a fronte delle scarse disponibilità dei bilanci pubblici; scarsità di risorse che non potrà rimanere un alibi per non fare, posto che le voci della spesa pubblica rimangono nell’autonomia della Giunta.

Concretamente, accanto ai bisogni consolidati di asili nido, scuola per l’infanzia, tempo lungo nella scuola primaria, sono sempre più emergenti i disagi di tanti pre-adolescenti, adolescenti e giovani, con le conseguenze già richiamate e le difficoltà di tante famiglie nell’esercitare il compito educativo.

Riteniamo che tale situazione non debba essere sottovalutata e che le recenti gravi manifestazioni di comportamenti estremi da parte dei giovanissimi rappresentano solo la punta di una base di disagio ben più ampia. Occorre allora convenire che le azioni messe in campo oggi a sostegno dei nostri ragazzi sono insufficienti e che Bologna ha bisogno di politiche più incisive da parte del Comune, in un quadro di sussidiarietà orizzontale e verticale.

Appare pertanto non più rinviabile la costruzione di un nuovo Welfare Educativo che vada oltre alla fascia di età 0-6 anni e si apra fino ai 18 anni, in grado di delineare nuove, più globali e incisive politiche di intervento capaci di coprire il sostanziale vuoto oggi esistente e di “cucire” tra loro obiettivi comuni, modelli, risposte condivise.

A tale proposito il ruolo dell’Istituzione Educazione e Scuola necessita di un approfondimento di prospettiva. Qualora dovesse rimanere nella condizione attuale, il suo spazio incisivo a fronte delle problematiche giovanili sarebbe destinato ad essere marginale. Il Comune deve uscire da quella sorta di ambiguità rappresentata dalle poche deleghe concesse a IES in assenza però di autonomia organizzativa, progettuale, finanziaria.

Le ambiguità del Comune sono anche altre: a fronte delle attuali difficoltà di bilancio che mettono a dura prova il mantenimento dei tradizionali servizi e che pongono limiti alla implementazione degli stessi, il Comune di Bologna deve credere di più alla ricerca di sussidiarietà con il sistema privato anche oltre i servizi nido e infanzia, con il mantenimento della responsabilità nella fissazione degli indirizzi e degli obiettivi e delle modalità del controllo.

In conclusione, peraltro, si evidenzia che bisognerebbe poter contare su offerte educative/formative più complete di quelle attuali e quindi non solo esauribili nel contesto scolastico formale, ma allargate ai momenti di minore “controllo” familiare e sociale quali gli orari pomeridiani ed i periodi di chiusura delle scuole nei mesi estivi.

Il rafforzamento del dialogo tra scuola ed Istituzioni locali diviene propedeutico per la realizzazione del “patto educativo” allargato a famiglie e società civile, patto che si ritiene oggi più che mai indispensabile.

La nuova Giunta del Comune di Bologna dovrebbe porre tra i suoi primi impegni proprio la questione “dell’emergenza educativa”, mettendo in campo progettualità e risorse in misura significativa, tali da produrre effetti sulla prevenzione, il contrasto, il supporto.

È di fondamentale importanza incrementare la collaborazione fra Scuola, Comune, Quartiere e Forze dell’ordine per il progetto antibullismo, da effettuarsi col coinvolgimento familiare tenendo conto dei limiti notevoli relativi alle famiglie “non collaborative”. In merito, è opportuno implementarlo al fine di poterlo effettuare fin dalle scuole elementari. Il progetto, attuato attraverso una task-force di personale altamente competente della Questura, è già attivo nelle Scuole medie e superiori, ma a tale età è già troppo tardi, perché ci troviamo sempre di più davanti ad episodi di bullismo vero e proprio anche alle elementari, purtroppo spesso gravemente sottovalutati in quanto etichettati come birichinate o marachelle.

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