Bologna, una città da fare insieme

INSIEME BOLOGNA si presenta alla città con un candidato sindaco, Manes Bernardini, espressione della genuina civicità con cui è stato costruito questo programma amministrativo, la lista per il consiglio comunale e quelle per i quartieri.

Un lungo ciclo di incontri, fatti di ascolto e confronto di cittadine e cittadini che hanno portato contributi ed esperienze di vita nella nostra città, ha consentito la stesura di queste note programmatiche che sottoponiamo al consenso di tutti gli elettori, augurandoci un forte sostegno, a 360 gradi, anche da parte di coloro che, stanchi della politica politicante, si sono allontanati dal voto.

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Bologna città metropolitana

La Città metropolitana di Bologna, la nuova creatura istituzionale che, dopo la nascita del Comune unico della Valsamoggia e del Comune Alto Reno Terme, comprende il territorio di 55 Comuni (Bologna e Imola compresi), con una popolazione di un milione di abitanti, soffre di asfissia politica e di assoluta invisibilità.

Tenute a bagnomaria per oltre vent’anni, le dieci città metropolitane erano riuscite finalmente ad emergere come il toccasana per la risoluzione delle questioni di area vasta in tema di pianificazione territoriale, sviluppo economico, gestione della rete stradale e provinciale, degli istituti scolastici superiori, della formazione professionale, ecc.

Senonché l’attribuzione della carica di Sindaco metropolitano, senza elezione diretta, al Sindaco del comune capoluogo e l’elezione indiretta (cioè da parte del consiglieri dei comuni del territorio) del consiglio metropolitano hanno reso il nuovo soggetto istituzionale un Ente sostanzialmente privo di iniziativa e di confronto politico.

Si aggiunga anche la parziale paralisi determinata dalla riorganizzazione della ex Provincia con il trasferimento soprattutto in Regione di centinaia di dipendenti.

Ad oggi l’attuale Città metropolitana appare come una dépendance del comune capoluogo; lo testimonia anche il fatto che il Direttore generale unico del Comune di Bologna e della Città metropolitana è pagato per l’80% dal Comune e per il 20% dalla Città metropolitana.

Per gli altri comuni la rivendicazione della pari dignità è ancora peggio di una pura illusione: non possiamo dimenticare le clamorose dimissioni da Vicesindaco metropolitano, per insanabili contrasti di visione strategica, del Sindaco di Imola, seconda Città del territorio; figuriamoci quanto possano incidere gli altri Comuni.

In primavera i bolognesi non solo voteranno per il Consiglio comunale e per il Sindaco di Bologna, ma anche, di fatto e di diritto, per il Sindaco metropolitano. Quanti elettori si accorgeranno responsabilmente del loro “doppio voto”? Da questa votazione saranno invece esclusi gli elettori dei restanti 54 comuni che rappresentano oltre il 60% della popolazione della Città metropolitana.

A tal proposito riproponiamo quindi il nostro pieno convincimento che Sindaco e Consiglio metropolitano siano eletti direttamente dai cittadini per legittimare politicamente la nuova istituzione e conferirle l’impulso ad agire con il dovuto sostegno popolare.

Occorre quindi modificare lo Statuto adeguandolo a quelli di Milano, Roma e Napoli che già contengono tale previsione anche se, duole dirlo, manca ancora la Legge nazionale che disciplini le modalità di voto.

Altri cinque anni di Città metropolitana, eletta con questo sistema indiretto, passeranno senza lasciare traccia.

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